Primo paesino a rifiuti zero in Giappone: 34 categorie per differenziare

17 Dicembre 2015

KAMIKATSU – Ad ogni tipo di carta, il suo contenitore: i giornali in uno, le riviste in un altro, il cartone, i volantini in altri ancora. È la raccolta super-differenziata di Kamikatsu, in Giappone: il comune più riciclone del mondo, dove gli abitanti devono dividere i rifiuti in ben 34 categorie.

Ad alcuni sembrerà un’esagerazione. Fatto sta che la cittadina – di appena 1200 abitanti – punta a diventare il primo comune a rifiuti zero del paese, entro il 2020. Ce la può fare: attualmente, l’80% dei rifiuti prodotti a Kamikatsu viene riciclato, il restante 20% finisce in discarica.

Un risultato ancor più notevole, se si pensa che nella cittadina non esiste un servizio di raccolta casa per casa. I residenti devono lavare, imballare e portare da sé i rifiuti domestici al centro di raccolta, dove inizia il processo di riciclo. Il progetto “zero rifiuti” è partito nel 2003 – quando ancora il comune si avvaleva di un piccolo inceneritore – e ha portato Kamikatsu alla ribalta mondiale.

Kamikatsu è un modello virtuoso, ma non è l’unico, va detto: Berkeley, in California, vanta percentuali simili (78% di rifiuti riciclati) su scala più grande. San Francisco, per rimanere negli Usa, è al 70%. “In Italia il modello di raccolta è simile a quello di Kamikatsu e, pur con sensibili differenze di città in città, si va nella direzione giusta” commenta l’esperto Neil Seldman, presidente dell’Insitute for Local Self Reliance specializzato in sostenibilità nei contesti urbani. Certo, la strada è ancora lunga. Ma come dice un abitante di Kamikatsu nel video “è tutta questione di abitudine”.

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