Sacchetti spesa biodegradabili non a norma: le sanzioni

4 ottobre 2017

Dal 2014 è vietata negli esercizi commerciali la vendita di sacchetti per la spesa non biodegradabili o compostabili: quali sanzioni per chi non è a norma?

Per lungo tempo negli esercizi commerciali si è effettuata la vendita di sacchetti per la spesa di plastica, con uno smercio elevatissimo ed un consumo esponenziale, dovuti al fatto che ne venivano venduti in quantità enorme e di altrettanta quantità enorme ce ne si disfava con semplicità. L’attenzione per l’ambiente e l’importanza di garantirne una effettiva tutela, mediante un utilizzo accorto delle risorse a disposizione ed una rinnovata attenzione alle condizioni del nostro pianeta, ha indotto le comunità internazionali e nazionali a cercare soluzioni alternative a questa pratica, per ottenere nel lungo periodo il venir meno dell’utilizzo della plastica a favore dei sacchetti biodegradabili e compostabili, che devono rispettare la normativa vigente. Nel caso però di sacchetti per la spesa biodegradabili non a norma, quali sono le sanzioni?

 

Sacchetti per la spesa: biodegradabilità e compostabilità

Anzitutto è importante fare una precisazione, in quanto i termini che spesso si utilizzano in questo campo vengono interscambiati anche quando non si dovrebbe. È infatti diverso parlare di sacchetti biodegradabili o di sacchetti compostabili, fermo restando che sono entrambi a norma e possono dunque essere commercializzati.  Quando si parla di biodegradabilità, si fa riferimento ad una specifica proprietà, tipica delle sostanze organiche e di determinati composti sintetici, di poter essere decomposte in altre sostanze più semplici ad opera dei batteri presenti in natura. I tempi di decomposizione possono essere anche particolarmente lunghi.  Si intende invece per compostabilità la proprietà di una sostanza organica di biodegradarsi e diventare, appunto, compost (cioè terriccio fertilizzante) in tempi molto più ristretti, mediante uno specifico procedimento di compostaggio che consente una trasformazione controllata decisamente più rapida. Il materiale ottenuto al termine di questo processo deve avere alcuni requisiti specifici previsti per legge, e soltanto in questo caso potrà essere usato con la funzione di fertilizzante. Solamente i sacchetti per la spesa monouso biodegradabili e compostabili (secondo la norma UNI EN 13432:2002) e riutilizzabili possono essere commercializzati, a patto che rispettino particolari requisiti di spessore e materiale.

 

Sacchetti per la spesa: sanzioni applicabili se non a norma

Come abbiamo visto dunque, i sacchetti monouso conformi sono unicamente quelli certificati, sia biodegradabili che compostabili, in accordo con la normativa vigente. I sacchetti per la spesa in plastica invece, a far data dall’agosto del 2014, non possono essere messi a disposizione negli esercizi commerciali, e non rileva in alcun modo che vengano eventualmente forniti gratis e non a pagamento: il divieto permane. Per quanto riguarda le sanzioni, mettere in commercio sacchetti non conformi comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, del cui accertamento sono responsabili le forze dell’ordine (polizia giudiziaria, municipale). La sanzione ammonta ad una cifra che va da 2.500 euro ad un massimo di 25.000 euro, tenendo conto tra l’altro della gravità della violazione commessa e delle condizioni economiche di chi ha commercializzato i sacchetti non conformi. La sanzione pecuniaria, inoltre, può essere aumentata fino al quadruplo dell’importo massimo previsto (quindi la sanzione massima applicabile può arrivare a 100.000 euro) nei casi in cui la violazione del divieto di legge riguardi notevoli quantità di sacchetti per l’asporto o il valore della merce superi il 20% del fatturato del trasgressore.

 

[fonte: www.laleggepertutti.it]