Uova di Pasqua e colombe invendute: che fine fanno dopo le feste?

29 aprile 2019

Dagli sconti commerciali al riutilizzo, dalla donazione al compostaggio, la battaglia agli sprechi riguarda anche i tipici dolci della Pasqua e alimenta un circolo virtuoso.

Terminate le feste pasquali, pasticcerie, laboratori artigianali e grande distribuzione organizzata si trovano di fronte alla necessità di smaltire uova di cioccolato e colombe che non hanno venduto.

Vi siete mai chiesti dove finiscono questi tipici dolci della Pasqua che sono rimasti sugli scaffali? Se sul web e sui libri, infatti, abbondano le ricette per riutilizzare gli avanzi è meno noto il percorso di smaltimento di colombe e uova di cioccolato da parte delle aziende.

Uova di Pasqua e colombe non vendute: sconti sulla vendita e reimpiego

La prima fase, quella più evidente ai consumatori, consiste nella vendita promozionale con prezzi scontati dal 20 al 60% di uova di cioccolato e colombe. Questa politica commerciale ha una durata breve, soprattutto per motivi di marketing; infatti non sono molti i bambini a desiderare le uova di cioccolato dopo la Pasqua o gli adulti a mangiare la colomba nel mese di maggio.

Per quanto riguarda le uova, può capitare che vengano utilizzate dalle stesse pasticcerie, cioccolaterie o aziende produttrici, per la preparazione di altri dolci. Oltre che “economico” per le casse aziendali, è un riutilizzo virtuoso che salvaguardia una materia prima di pregio per evitare gli sprechi. Il nuovo prodotto non sarà certamente uno scarto di seconda mano ma avrà – anzi – tutte le qualità per essere delizioso ed appetibile sul mercato.

Sempre in un’ottica di battaglia agli sprechi, le aziende produttrici possono donare la merce invenduta per finalità sociali, ottenendo agevolazioni fiscali.Tali prodotti, infatti, rientrano nella definizione di “eccedenze alimentari” contenuta nella legge 166 del 2016, conosciuta come “legge antisprechi” o “legge Gadda“, dal nome della deputata del Pd Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge. Il dettato normativo mira a ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera agro-alimentare e di favorire il recupero e la donazione dei prodotti in eccedenza.

La legge di bilancio 2018 ha, altresì, esteso l’ambito di applicazione della legge inserendo la possibilità di donare anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, integratori alimentari, biocidi, presidi medico chirurgici, prodotti di cartoleria e cancelleria.

L’articolo 2 lettera c) fa rientrare nelle “eccedenze alimentari” i prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari invenduti, non somministrati per carenza di domanda o prossimi alla scadenza a patto che rispettino requisiti di igiene e sicurezza.

I destinatari delle donazioni sono enti pubblici o privati che perseguano finalità civiche e solidaristiche senza scopo di lucro. A loro volta, i soggetti donatari dovranno destinare i prodotti ricevuti in forma gratuita prioritariamente a persone indigenti.

E cosa succede se i prodotti non sono più idonei al consumo umano? In tal caso possono essere destinati all’autocompostaggio o al compostaggio di comunità con metodo aerobico. Si tratta di quelle tecniche di produzione del compost o dell’humus, ovvero di quel fertilizzante naturale per coltivare il terreno.Il compostaggio aerobico, in particolare, è favorito dall’azione dei batteri sui residui alimentari, tale da produrre anidride carbonica ed acqua così da avviare l’intero processo.

Cosa può fare il consumatore?

Come si può comportare il consumatore che abbia ecceduto con i pranzi pasquali e non riesce più a smaltire le uova di cioccolato o le colombe in avanzo?

Intanto si potrebbero riciclare in molte ricette originali e innovative ma possono anche essere donati ad associazioni presenti sul territorio che sapranno sicuramente come destinarli ai bisognosi.

[fonte: www.gazzettadelgusto.it]